Drammatico

When They See Us – La recensione

When They See Us è una miniserie drammatica statunitense creata e diretta da Ava DuVernay per Netflix. È una storia vera, che narra del famoso caso della jogger di Central Park. Uno degli eventi di maggiore spicco mediatico degli anni ’80.

Un caso che attirò l’attenzione nazionale

When They See Us

Siamo nel 1989, a New York City. Una jogger di 28 anni di nome Trisha Ellen Meili, viene stuprata e lasciata in fin di vita a Central Park. I giovani accusati sono 5; 4 afroamericani e 1 ispanico. Gli agenti estorcono le confessioni tramite minacce e percosse. Il più giovane di loro aveva 14 anni, mentre il più grande 16. Il caso attirò su di se una particolare attenzione, soprattutto perché i sospettati erano tutti di colore e ispanici. Fu inoltre oggetto di numerosi articoli e libri, sia prima, che dopo il processo.

Trump e la sua folle proposta

Pagina di Donald Trump sui quattro principali giornali di New York auspicando il ritorno della pena di morte nello Stato

Il 1 maggio 1989, Donald Trump acquistò una pagina sui quattro principali giornali di New York auspicando il ritorno della pena di morte nello Stato. Trump disse che i criminali di qualsiasi età che erano accusati di aver picchiato e stuprato la jogger a Central Park, 12 giorni prima, siano spaventati. Ovviamente non fu reintrodotta nessuna pena di morte, ma questo ci fa capire che clima ci fosse in quel periodo. La proposta di Trump era un puro stratagemma pubblicitario ad i danni dei ragazzi accusati.

La miniserie Netflix

When They See Us
Anton McCrey, Kevin Richardson, Raymond Santana Junior, Yusef Salaam e Korey Wise assieme ai cinque attori protagonisti.

Io credo che questa serie sia una di quelle che si può dire siano fatte davvero bene e che consiglio vivamente di vedere. When They See Us non racconta solamente un fatto successo nel 1989, ma racconta come la vita di questi ragazzi sia stata sconvolta per la pura coincidenza di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. È una denuncia ad una società che si spera non sia più cosi razzista. Si razzista, perché nonostante molte persone cerchino di mascherare il proprio razzismo sotto forma di altre parole, il risultato non cambia. Questa è una tematica ancora molto attuale, in tutto il mondo. È grazie a serie tv come questa, queste persone ottengono almeno un po della giustizia che meritano.

Aspetti tecnici

La regia ha fatto un ottimo lavoro, non ci sono mai momenti morti e l’interesse cresce man mano che trascorrono i minuti. I 5 attori principali (sia nella loro versione giovane, che in quella da adulti) sono stata una piacevole sorpresa, specialmente Jharrel Jerome che interpreta Korey Wise. Le sue scene sono tra quelle più cruente, intense e commoventi dell’intera serie; che purtroppo gettano un ombra sui diritti umani delle persone.

La sceneggiatura presenta dialoghi intensi, pieni di pathos, che ci spingono a cercare di capire come sia potuto succedere tutto questo. Ho apprezzato particolarmente i monologhi di Jharrel Jerome, nella solitudine della sua cella, che con i suoi pensieri viaggia fuori da quella che è la sua prigione esteriore ed interiore.

Il montaggio è magistrale, le scene dove si può apprezzare al meglio sono quelle dove si alternano i flashback al presente e le scene in cui i ragazzi ripensano a come siano potuti finire in questa orribile situazione.

Il mio voto per questa serie è 8

Questa è una di quelle serie che ti porti dentro, a cui continui a ripensare e che si spera possa cambiare la percezione deviata del mondo, che purtroppo ancora oggi molti esseri umani condividono.

Leggi anche la mia opinione sulla seconda stagione di Dark cliccando qui

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